Qui sopra ci scrivono gli Zorri, gente dedita a incursioni frequenti sulle vette dell'insensatezza e nei mari del divertimento, spinti dall'amore per la natura, l'avventura e la scoperta. Lasceremo appunti sparsi, pensieri, racconti, impressioni. Un pò come quei pezzetti di carta su cui scrivi al volo cose da ricordare, un pò come una piazzetta dove sentire e raccontare nuove storie.
Comunque è il blog dello Zorring, un posto in cui non ci si annoia.
Scendiamo il canyon della Valserviera, sulla Maiella, il canyon più impegnativo d'Italia con circa 60 calate in corda doppia, ma oltre a ciò partiamo dalla cresta principale a 2600 per farlo tutto, invece che dall'ingresso classico!
Ma siccome siamo troppo Zorri, aggiungiamo anche altri dettagli raffinati: Tecnozzorro lo fa in ciavatte (compreso l'attraversamento dei nevai), Zorro Macaco lo fa senza imbrago (gliene farò io uno di corda) e Zorrado lo fa in stampelle (gli fa male un ginocchio).
Siamo di nuovo in Sardegna, l'idea è di esplorare 2 canyon e fare 2 giorni di trekking. Ma il nostro Michele Angileri ci da buca via SMS la sera prima... Nessun problema, si cambia programma.
Ho un trekking di 4 giorni studiato sulla cartina da oltre un anno... un trekking folle, pieno di calate, di arrampicate, di grotte e di in qualche modo si passerà: quale miglior occasione per metterlo in pratica?
Per un trekking degno dei più Zorri degli Zorri, che tocca tutti i luoghi più belli del cuore del Supramonte Sardo, partiamo io, Zorro Gatto Matto e l'indigeno d.o.c. Zorro Topolotto.
Siamo in Costa Rica, nel parco nazionale Braulio Carrillo. Tre Zorri: Zorro, Zorro e Zorro Macaco, si lanciano nell'esplorazione della valle del Rio General, che nessuno ha mai percorso prima di loro.
Le cartine approssimative e sbagliate, la pioggia battente, la vegetazione fittissima, i tanti precipizi e fiumi in piena renderanno il percorso parecchio impegnativo ai 3 Zorri, tanto che per fare 37Km impiegheranno 10 giorni...
Purtroppo la pioggia frequentissima ha reso anche molto difficile fotografare la nostra avventura, che quindi non è documentata come avrebbe meritato...
Il mio amico Remo Pannain fa finta di essere un avvocato, ma in realtà è un grande mago.
Anche Harry Potter pare abbia dichiarato: ho battuto Voldemort, ma con Remo sarebbe difficile...
Remo ogni anno organizza a Roma un evento magico di livello mondiale, Supermagic, invitando i prestigiatori più bravi del mondo. Quest'anno Supermagic si svolgerà al Teatro Olimpico di Roma, dal 26 febbraio al 2 marzo.
Ecco la locandina qui sotto, altre informazioni sul sito di Supermagic....
Ho scritto queste cose su una email, mi sono piaciute e le riporto qui...
Mi è sempre piaciuta l'Odissea, fin da quando ero piccolo, Ulisse era un tipo che mi affascinava, con il suo modo di porsi verso il mondo e la gente.
Ma c'è qualcos'altro che mi accomuna con quell'opera: l'Odissea segue il viaggio di Ulisse, e per pagine e pagine uno sta lì a vedere se e come riuscirà a tornare a casa, e, arrivato lì, a sistemare le cose.
Poi alla fine Ulisse ce la fa... e la storia finisce.
Si, perchè in fondo di quello che succede dopo non gliene importa niente a nessuno.
...E forse neanche a Ulisse: quando sarà vecchio e indugerà nei ricordi del passato, i suoi preferiti saranno quelli del suo viaggio; le sue giornate da Re sulla sua isoletta di pecorari saranno state sicuramente piacevoli, ma alla fine nella memoria una si sovrappone all'altra...
Ha impiegato dieci anni con lo scopo di tornare a casa, per riprendersi la sua vita da Re di Itaca, mentre probabilmente i giorni del viaggio, alla fine, sono stati la parte più vera della sua esistenza.
Comincio a credere che gli obbiettivi siano una trappola, una trappola per proiettarsi nel futuro senza vivere la vita presente, l'unica vera.
Penso che questa debba avere la precedenza: cerco di vivere una bella vita e di sentire quello che faccio. Penso che il tempo sia l'unica ricchezza che abbiamo e che quindi vada speso per "comprare" delle belle esperienze.
Ecco. Non ho parlato di montagne, di mare o di natura. Ma in fondo quando io mi rapporto a queste cose con le mie avventure quello che sto facendo non è altro che andare a caccia di una nuova odissea... :-)
Bene, il pensierino serale finisce qui.
E' stato sufficientemente delirante?
Tutto nasce da questa foto del 2006 scattata nella Forra di Prodo (Fosso Campione) che ho pubblicato nella nostra fototeca con questa didascalia:
Classico spittaggio del cavolo fatto dall'AIC (Associazione Italiana Canyoning): se non si attrezza un inutile paranco risulta pericoloso ed esposto da raggiungere; una volta raggiunto permette di scendere solo fuori dal getto della cascata, togliendo tutto il divertimento!
Ma almeno non potrebbero evitare di togliere gli ancoraggi vecchi, così chi vuole si può divertire?
3 giorni fa ricevo questa mail dai contatti della fototeca:
Subject: prodo, commento foto.
Message: Ciao Zorri, ho riattrezzato Prodo anni fa insieme a Roberto Recchioni che Michele Angileri conosce bene.
La tecnica di attrezzamanto definitivo detta procanyon, che attuiamo come aic, prevede il posizionamento degli armi in posizione tale da permettere una discesa priva di sfregamenti per non rovinare le corde e un loro recupero agevole.
Per quanto anche a noi piaccia scendere in acqua, talvolta questo può non essere possibile a causa della portata eccessiva, meglio dunque stare dalla parte del sicuro.
Per raggiungere gli armi esposti si usa il mancorrente, ma a Prodo è necessario solo in una calata. Abbiamo comunque deciso da ormai qualche tempo di non rimuovere i vecchi armi a meno che non siano pericolosi, è giusto che ognuno scenda come preferisce. Se tuttavia percorreste molte forre, magari con molta acqua, potreste trovarvi ad apprezzare la disponibilità di fittoni inox resinati piuttosto che vecchi spit o fix marci dalla ruggine.
saluti e buon divertimento, avete un bel sito ed una bella passione per l'outdoor, continuate così.
Francesco Michelacci
Ecco la mia risposta:
Ciao Francesco,
[ Se tuttavia percorreste molte forre, magari con molta acqua, potreste trovarvi ad apprezzare la disponibilità di fittoni inox resinati piuttosto che vecchi spit o fix marci dalla ruggine.]
dal 1999, quando abbiamo iniziato, di forre ne abbiamo percorse veramente parecchie, fra gli Appennini, la Corsica, la Sardegna, il sud Italia e anche l'Australia... e ti assicuro che sappiamo ben apprezzare i fittoni resinati e gli armi in cui le corde non si incastrano nel recupero: non è questo il punto!
[ Per quanto anche a noi piaccia scendere in acqua, talvolta questo può non essere possibile a causa della portata eccessiva, meglio dunque stare dalla parte del sicuro.]
Il punto è proprio questo! (Che poi è anche il motivo per cui abbiamo abbandonato l'AIC intorno al 2001)
E cioè che abbiamo la sensazione che la vostra associazione abbia completamente dimenticato il motivo per cui si fa torrentismo, ovvero per divertirsi!!
Scendere un canyon con la giusta portata calandosi in mezzo alle cascate è divertentissimo! Scenderlo con una portata eccessiva dovendo fare attenzione a tenersi fuori dal getto... no!
A questo punto la domanda è: il canyon va spittato in funzione di tutti quelli che lo scendono per divertirsi con la giusta portata, o in funzione di chi si è sbagliato a fare i conti e si torva lì con troppa acqua?
A questa domanda ognuno dà la sua risposta, e mi pare chiaro che la pensiamo diversamente... e non perché a noi non sia mai capitato di trovarci inaspettatamente in difficoltà di fronte ad una portata eccessiva (abbiamo sceso la Valserviera in quelle condizioni!), ma semplicemente perché, a quanto pare, nelle forre cerchiamo cose diverse...
Troppo filosofica per essere un'argomentazione su uno spittaggio?
Alla fine no, perché da cosa nasce cosa...
Tanto per fare un esempio sul forum della vostra associazione ho trovato commenti divertiti a proposito di come è stata attrezzata la gola del Titerno* (dalla Pinotti, una delle fondatrici dell'Associazione Italiana Canyoning, o mi sbaglio?): noi lo riteniamo un crimine contro la montagna e la natura che ha scavato quella gola nei millenni.
Punti di vista....
Grazie per averci scritto
Un saluto
Matteo
*Nota per i lettori del blog: La Gola del Titerno era una forra stupenda fin quando non è stata invasa da chilometri di cavi d'acciaio, peggio che se ci fosse passato l'uomo-ragno con tutta la famiglia. Ora chiunque ed in completa sicurezza può vedere come un miracolo della natura può essere degradato a luna park. Ne abbiamo parlato qui.
Michelacci ha prontamente replicato, della sua mail riporto solamente questo passaggio, tanto per mostrare come, nonostante nella sua risposta cerchi di rispettare il mio punto di vista, parliamo due lingue diverse...
Il vero grande divertimento sta nel scendere con quelle portate che a te possono sembrare eccessive e che invece danno la vera misura dell'avventura, dell'affrontare il torrente meno amico di quanto non possa esserci sembrato.
Procanyon ti permette di scendere senza sacca d'armo e, con le giuste tecniche, di portare quasi chiunque in forre anche impegnative uscendone sani, ti par poco?
Inseguendo le balene in kayak,
ci siamo avvicinati fino a 10 metri da loro
(la foto fa schifo, lo so, scusate)
Nelle nostre avventure (e probabilmente fra canyon, montagne, deserti e mare ne abbiamo passate parecchie più di lui, ma, a quanto pare, ormai per lui siamo escursionisti della domenica punto e basta) non ci siamo mai sentiti quelli che affrontano il torrente o che si misurano nell'avventura, se così fosse allora staremmo svilendo tutta la nostra esperienza, che poi è la nostra vita. portare quasi chiunque in forre anche impegnative uscendone sani non mi pare poco, mi pare sbagliato se per farlo occorre trasformare un esperienza di contatto ed armonia con la natura che ci circonda in una performance tecnicistica.
D'altronde l'unica volta che io e Maurilio abbiamo partecipato ad uscita con l'AIC abbiamo scoperto con sorpresa di essere gli unici, in un gruppo di quasi 20 persone, che stavano attenti a non calpestare le piante del torrente.
E' particolare vedere come tutto quello che facciamo possa essere frainteso da gente che non ha la voglia (o la sensibilità) di comprendere... Se volete capire cosa intendo andate a vedere come veniamo descritti in questo post del forum dell'Associazione Italiana Canyoning... Io non ho ritenuto il caso di intervenire con una risposta, ma vale la pena di leggere tutte e due le pagine!
Questa estate abbiamo percorso il John Muir Trail, in California, un trekking di 400 Km che collega i parchi nazionali di Yosemite e Sequoia. Ovviamente, siccome le cose troppo preparate non ci piacciono, non abbiamo resistito alla tentazione ed abbiamo cambiato a modo nostro gli ultimi 80 Km (e sono anche un po' cresciuti, diventando 105 Km).
La modifica ci ha permesso di traversare la foresta di sequoie giganti (che il percorso principale, incredibilmente, evita).
Il viaggio è stato fantastico, non solo perchè non ero mai stato così a lungo ed ininterrottamente lontano dalla nostra cosiddetta civiltà, ma anche perchè camminavo in un luogo vramente intatto, dove l'unico intervento dell'uomo era stato la costruzione del sentiero!
Luoghi così ti danno qualcosa di unico, soprattutto se ci stai a lungo, e non dimenticherò mai quegli incredibili cieli stellati, che mi hanno fatto decidere di non usare mai la tenda per dormire, anche se faceva freddo, anche se era pieno di animalini misteriosi che zampettavano la notte intorno al saccappelo... :->
A completare il percorso ci abbiamo messo 23 giorni, qui non lo racconto in quanto trovate le foto del viaggio tutte commentate sulla nostra solita fototeca, divise in 2 album:
Mi è capitato poco tempo fa di assistere alla visione (privata, che certe cose al cinema non si fanno!) di questo film di fantascienza, ed è un film che mi ha colpito davvero. Quasi un 2001 di kubrik ma popolato di tanti spazi, di innumerevoli creature e specie e da alieni buffi con le mani colorate e le teste strane. Un film dove capisci che c'è un cattivone ma non capisci bene di quale terribile entità superiore si tratti, insomma, rimani con la sensazione di aver capito che c'è qualcosa da combattere ma senza ben afferrare che cosa.
Questo in un primo momento, ma solo perchè è riflettendo della propria coscienza che si permette alla risposta di affiorare. Si ,lo so, sembrerebbe complicato, e forse davvero lo è, ma rappresenta, secondo me, proprio il bello di questo film, che non rimane lì, che sembra fatto per uscire fuori e raggiungerti, e poi sta a te decidere di farti colpire. E tutto senza usare una parola!
Ah! Mi hanno appena spiegato che potrei non averci capito niente, mi hanno detto che in realtà si tratta solo di un documentario sull'industria alimentare di oggi e che quelli che avevo scambiato per astronavi spaziali e mostri d'acciaio erano in realtà semplici macchinari, che quelle non erano folle sterminate di mostri alieni invasori ma semplici animali, e infine che non si trattava di una colonna sonora intesa a rappresentare l'ostile ambiente spaziale, ma semplicemente i rumori di fondo degli stabilimenti industriali.
Mi hanno pure strillato: "Che cosa c'è di più scioccante che vedere un vitellino partorito da un taglio
praticato dall'uomo sul fianco della vacca, anziché dal ventre materno? Forse vedere dei pulcini sputati fuori da tubi pneumatici su dei nastri trasportatori, ad una velocità impressionante, che lasciano poi cadere questi frastornati neonati in contenitori che, a loro volta, li trasportano in altri ambienti chiusi, altrettanto meccanizzati, dove vengono messi all'ingrasso. Di pesci, maiali, bovini che vanno incontro al loro destino, trascinati e smembrati, come in una catena di montaggio, le loro carcasse fatte a pezzi in un processo automatico che utilizza quasi ogni parte del loro corpo, esclusa la coda. I pochi operai che appaiono nel film hanno sguardi lontani ed indifferenti a testimonianza del fatto che, da tempo ormai, si sono arresi spiritualmente a questo lavoro che prosciuga l'anima di chi lo svolge. E non risparmia neanche piante e minerali."
Io mi sò spaventato, mi sa che alla fine era un film dell'orrore, altro che fantascienza!
La produzione del cibo avviene in un sistema chiuso, del quale si ha solo un’idea molto vaga. Le immagini utilizzate dalla pubblicità, con la mucca felice, la piccola fattoria, il lieto forno, non hanno nulla a che vedere con i luoghi da cui proviene realmente il nostro cibo. C’è una sorta di ritrosia a mostrare questi posti e i lavori che vi si svolgono, ma sarebbe necessario farlo.
Ed utile vedere questo film.
Tre giorni sui Monti della Laga... è stato un trekking bellissimo!
Che mi ha permesso di ritrovare un pezzo di natura vera, non addomesticata dall'uomo, ma magica, indomita e bellissima, in un angolo quasi sconosciuto dei nostri Appennini.
Abbiamo traversato splendidi boschi, fatto il bagno sotto le cascate, percorso creste ripidissime, trovato praterie di mirtilli :-) però acerbi :-(
Ma soprattutto siamo tornati, dopo un po' di tempo, a dormire sotto le stelle, a parlare intorno ad un fuoco e a sentire rumori e fruscii che in città non esistono.
Che bello!
Stiamo organizzando un trekking di tre giorni ed un nostro caro amico, che però ci conosce da poco, protesta perchè secondo lui il percorso è troppo corto. Ne scaturisce un dibattito sulla filosofia dell'andare in montagna che riporto qui sotto....
> MI ASPETTAVO QUALOSA DI PIU' DURO...ROBA DA
> UNA GIORNATA!! AVETE
> GIOCATO AL PRENDI UNO PAGHI TRE???
> SU SU...CONCENTRATEVI ...SO CHE POTETE FARE
> DI MEGLIO...L'ANELLO DEL
> GORZANO SI FA IN 9 ORE DI CAMMINATA!!!
Credo che alla base ci sia un malinteso proprio sulla filosofia con cui noi affrontiamo i percorsi in montagna, malinteso che cercherò di chiarire...
Il percorso non è "L'anello del Gorzano" proposto dalla guida tal dei tali, ma un itinerario di circa 27-28 Km pensato specificatamente per vedere alcuni bei posti...
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